La vita è al contempo gentile e crudele; distribuisce con abbondanza meraviglia e terrore.
Mi capita spesso di incontrare persone che hanno sofferto orribilmente nella vita. In mezzo a tutta questa sofferenza, vedo però coraggio, gentilezza, e compassione. Vedo persone avvicinarsi e aiutarsi; famiglie unirsi nelle difficoltà; amici e conoscenti tenersi la mano. Vedo uomini e donne affrontare la morte con dignità; amore e affetto che sgorgavano da cuori spezzati. Vedo genitori ricostruire vite distrutte, trovare dentro la forza per andare avanti e crescere.
Non smette mai di stupirmi il fatto che in mezzo alla grande sofferenza si celi spesso una grande passione. E si, perché la sciagura tira fuori il meglio di noi. Ci spinge ad aprire i nostri cuori e a cercare, a entrare in contatto e scoprire di cosa siamo fatti.
Scopriamo spesso le nostre risorse interiori quando la realtà ci travolge e ci calpesta. Ma perché aspettare che succeda questo e non entrare subito in contatto con il nostro cuore e chiarirci cosa vogliamo sostenere nella nostra vita, così da poter allineare le nostre azioni ad uno scopo che abbiamo scelto? Quando abbiamo un senso forte del nostro scopo nella vita è più facile fare pace con uno scarto di realtà e fare spazio al dolore che lo accompagna; ci permette di trovare vitalità intraprendendo azioni significative, nonostante la sofferenza.
Senza un senso di scopo, quando il dolore diventa troppo possiamo facilmente rinunciare alla vita: perdiamo la speranza, ci accasciamo o “smettiamo di vivere”. Ma se ci prendiamo tempo per infondere significato nella nostra vita, sarà molto meno probabile che ci arrenderemo quando le cose si mettono male.
3 Maggio 2020
Straordinariamente vita





