Come molti sapranno, Auschwitz fu il campo di sterminio nazista più tristemente famoso. Ora, noi possiamo a malapena immaginare lontanamente cosa sia successo lì: abusi e torture terrificanti, estremi di degradazione umana, le innumerevoli morti per malattia, violenza, fame e le famigerate camere a gas. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, spesso le persone che sopravvissero più a lungo nei campi di sterminio non furono quelle più robuste e resistenti, ma quelle più in contatto con uno scopo nella vita.
Se i prigionieri riuscivano a connettersi con qualcosa cui davano valore, come una relazione affettiva con i loro figli o un libro importante che volevano scrivere, questa connessione dava loro qualcosa per cui vivere, qualcosa per cui valesse la pena sopportare tutte quelle sofferenze. Quelli che non riuscirono a connettersi con un valore più profondo persero presto la volontà di vivere.
Ad esempio, il senso di risolutezza di Viktor Frankl, psichiatra ebreo che sopravvisse ad anni di indicibili orrori ad Auschwitz e in altri campi, aveva diverse origini. Egli dava enorme valore alla relazione d’amore con sua moglie ed era deciso a sopravvivere per poterla un giorno rivedere. Così molte volte, durante i turni estenuanti di lavoro nella neve, con i piedi martoriati dal gelo e il corpo tormentato dal dolore per le brutali percosse subite, evocava l’ immagine mentale della moglie e pensava a quanto l’amava. Quel senso di amore bastava a farlo andare avanti. Un altro valore di Frankl era aiutare gli altri e così per tutto il tempo che trascorse nei campi di concentramento continuò ad aiutare gli altri prigionieri a far fronte alle loro sofferenze. Ascoltava con passione le loro sciagure, rivolgeva loro parole di umanità e ispirazione e accudiva i malati e i morenti. E, cosa più importante, aiutava le persone ad entrare in contatto con i loro valori più profondi in modo che potessero trovare un senso e uno scopo. Ciò dava loro letteralmente la forza di sopravvivere.
Come affermava il grande filosofo Friedrich Nietzsch, “Chi ha un perché per cui vivere può sopportare quasi qualsiasi come“.
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